13 settembre 2016
 Posted by Otil Farg
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Internet e la cultura dell’attenzione

Internet, come molti sanno, nasce all’inizio degli anni ’90, mutuando l’idea da un precedente progetto di matrice militare, con lo scopo di rendere accessibile al più alto numero di persone il maggior numero di informazioni e da quel momento ha cominciato a catalizzare l’attenzione di tutti i media.

In quasi 30 anni di sviluppo della grande rete, si è assistiti ad una vera e propria trasformazione digitale, tanto da coniare addirittura nuove definizioni, come “immigrati” o “nativi digitali” per le generazioni cresciute prima o dopo l’avvento della tecnologia digitale e del web, con i suoi derivati.

Quella che all’inizio sembrava una delle tante mode generazionali, potenzialmente in grado quindi di caratterizzarne lo sviluppo sociale, oggi si è trasformata in una enorme fabbrica di idee, una sorta di fucina di infinite invenzioni e, soprattutto, uno smisurato contenitore di multietniche e variegate informazioni.

Qualsiasi argomento dello scibile umano trova in rete migliaia di pagine ad esso dedicate da parte di utenti privati, associazioni, aziende ed imprese, organi ufficiali e via via a salire fino ad Enti e Pubbliche Istituzioni, a formare quello che è diventato il più grande caleidoscopio di notizie presenti al mondo.

Tutto questo può portare però anche ad una semplice riflessione: troppe informazioni possono a volte equivalere a nessuna informazione? È vero infatti che il web è alla portata di tutti in maniera semplice ed immediata, ma proprio per questo si può scrivere e leggere di tutto ed il contrario di tutto.

Come districarsi quindi in questo oceano sconfinato di parole? Come discernere la realtà dalla fantasia o, peggio, dalla mistificazione?

Proprio questo è uno dei limiti della grande rete e per ovviare a questo rischio si dovrebbe dedicare più attenzione alla qualità delle notizie, preferendo ad esempio i siti ufficiali a quelli non sempre attendibili di blogger ed opinionisti vari e, in aggiunta o in alternativa, occorrerebbe avere la pazienza di verificarne quantomeno le origini.

Purtroppo “manca” sempre il tempo e spesso ci si trova di fronte ad articoli riportati da altre fonti (con o senza citazione) o addirittura interamente scopiazzati, senza essersi presi la briga di verificare alcunché. Per non parlare di notizie palesemente confezionate ad uso e “consumo” di promozioni più o meno subdole.

Ma qui entriamo in un argomento delicato, legato alla convenienza del tenere in piedi dei giornali on-line che, per continuare ad esistere in rete, devono necessariamente sottostare ad alcuni compromessi.

Va constatato, infatti, che dai vecchi e quasi innocui articoli “redazionali” siamo oggi passati a banner invasivi difficili da eliminare, a letture subordinate alla visione di filmati temporizzati dello sponsor di turno e, come ciliegina sulla torta, a “tagli” prevalentemente mirati alla condivisione “social”.

Insomma, invece di avere una cultura dell’attenzione, sembra quasi che il messaggio stia diventando: attenzione alla cultura!

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L’articolo è  stato pubblicato (con qualche piccola modifica) all’interno della comunity “ILMIOLIBRO” del gruppo L’Espresso:
http://ilmiolibro.kataweb.it/opinione/274794/internet-social-e-cultura/

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